Origini e Storia

Santo Volto: Benedizione di inizio lavori   24/06/2004 
    
Premessa. 
       
Nel piano di recupero dell’ex area industriale Spina 3, trova collocazione un’area destinata a servizi religiosi, costituita da Chiesa parrocchiale con relative strutture pastorali, grande sala polivalente aperta anche ad usi cittadini, complesso di uffici per i servizi ecclesiali diocesani. Il progetto ritenuto doveroso dall’Arcivescovo e sostenuto dalle Istituzioni, è affidato alla maestria dell’architetto Mario Botta di Lugano, e prende nome “Santo Volto” per richiamare il Volto di Cristo unico Salvatore e ricordare che Torino è la città che conserva la Santa Sindone. L’opera, oltre che svolgere un servizio indispensabile  ai nuovi insediamenti della zona, aspira a qualificare tutta la città come significativa opera d’arte.            
1 - Nel linguaggio comune si parla di “Posa della prima pietra” e si sottolinea l’avvio della realizzazione materiale di un progetto da parte degli uomini.  Qui parliamo intenzionalmente di “Benedizione di inizio lavori” per sottolineare il valore  di Benedizione nella plurimillenaria tradizione biblica. Con la Benedizione l’uomo attinge alla ricchezza e generosità di Dio che solo ha la potenza di realizzare quanto le parole esprimono. In questo modo vogliamo che sia augurio e preghiera perché sia Dio a illuminarci, a darci forza perché nella realizzazione del complesso “Santo Volto”  tutti sappiamo ispirarci a ciò che è meglio per gli uomini in questa città.    
  
2 – In questa occasione torna opportuno ribadire gli intendimenti e il significato del progetto. Nel ricco paniere di opere  e di ingenti spese che la città affronta in questi anni, non suona certo disdicevole per la chiesa diocesana essere presente, ed esserlo anche con un’opera di alto significato religioso e artistico fatta per testimoniare tra gli uomini la gloria di Dio.  Sarà un segno forte  e un richiamo fermo per l’uomo d’oggi che spende e spande ma  sempre per se stesso o per la materialità delle cose o per la città degli uomini, troppo  spesso dimentico del posto d’onore da riservare a Dio e del suo diritto alle primizie. Nell’aver desiderato e voluto quest’opera il Cardinale Arcivescovo ben si è collocato nello spirito della Costituzione Conciliare sulla liturgia che, riferendosi all’edilizia di culto, invita  ad evitare mera sontuosità ma anche a promuovere una nobile bellezza (n. 124)  per far sì che le cose appartenenti al culto sacro splendano per dignità, decoro e bellezza; segni e simboli delle realtà soprannaturali, in relazione con l’infinita bellezza divina (cfr. n. 122).Oggi è massimo sforzo di tutti, eminentemente dell’illustre architetto Mario Botta e dei suoi collaboratori realizzare in quest’opera quanto afferma il Papa nella Lettera agli artisti  :  “[L’arte] deve rendere percepibile e, anzi, per quanto possibile, affascinante il mondo dello spirito, dell’invisibile, di Dio. Deve dunque trasferire in formule significative ciò che è in se stesso ineffabile” (n. 12).      
  
3 – “Santo Volto”: un nome non a caso. Torino vanta la più toccante e misteriosa immagine di volto martoriato, coronato di spine, di uomo flagellato e crocifisso. Senza fanatismi si è in molti a ritenere il volto dell’uomo della Sindone come possibile volto di Gesù di Nazaret;  possibile volto, unico al mondo, impresso dal Verbo incarnato su di un lino.  Il versetto 8 del salmo 27:”Il tuo volto, Signore, io cerco”, divenne espressione emblematica dell’ostensione del 2000;  non è difficile dunque intendere il richiamo immediato.    
    
     Ma non ci fermiamo lì. Il Santo Volto a cui ci si riferisce è quello di Gesù Cristo.C’è da fare qualche approfondimento, perché detto  “Santo Volto di Gesù Cristo”  non è detto tutto.    Santo Volto è un’espressione pregnante e ricchissima di  sfaccettature, che si radicano nei molti significati che il termine volto evoca. Il volto del  Signore  richiama la sua persona,  la sua presenza rassicurante, portatrice di gioia e di benedizione. Il nascondimento del volto da parte di Dio significa l’abbandono, la disapprovazione, con la conseguente rovina dell’uomo e del popolo.   Possiamo dunque guardare al volto splendente e trasfigurato di Cristo come alla somma e sintesi di tutti i significati.    
     Piace pensare Torino come città che nella sua rapida e inevitabile trasformazione, non priva di incertezze  e di sofferenze, cerca un nuovo volto, si dà un gran da fare  in nuove realizzazioni e trova un eloquente richiamo nelle sue radici cristiane, capaci di riconoscere nel Santo Volto di Cristo  il volto dell’uomo che cerca Dio per vivere alla sua presenza. Una città capace di modellare se stessa e il suo futuro su un volto di rinnovata umanità, di giustizia e  misericordia.    
  
Sac. Giuseppe Trucco
Vicario Episcopale della città
e Parroco del Santo Volto  
   
   
     La Diocesi di Torino, terza in Italia per numero di abitanti dopo Roma e Milano, ha affrontato nei decenni passati, con non poche difficoltà, l’adeguamento dei luoghi di culto alle corpose  modificazioni demografiche e urbanistiche, per mantenere la tradizionale capillarità dei servizi parrocchiali su tutto il territorio. Ciò ha comportato in 50 anni l’allestimento di un centinaio di nuove chiese. Evidentemente l’urgenza, il numero di interventi e l’esiguità economica non hanno permesso, se non in rari casi, strutture di elevato valore artistico.      
     Ora la trasformazione urbanistica non è più costituita dall’affollamento che è andato ad ingigantire le periferie, ma dal congruo ricupero delle dismesse aree industriali, già imprigionate dall’espandersi rapido della città. Non è il caso di soffermarsi su tale realtà che è palese e sotto gli occhi di tutti. In concomitanza con l’affievolirsi dell’industria che ha caratterizzato la Torino del ‘900, si è imposta la necessità di nuovi sviluppi consoni al 2000.  In tal contesto e precisamente collocata sulla Spina Tre si sta concretizzando la prima chiesa del terzo millennio realizzata in diocesi.    
     Il complesso, voluto dall’Arcivescovo, Card. Severino Poletto, e caldeggiato dalla Regione Piemonte, dal Comune e da tutte le maggiori Istituzioni cittadine, sarà così costituito:- una grande e artistica chiesa che dovrà servire sia la comunità parrocchiale in formazione, prevista di circa 15 mila  persone, e sia le principali esigenze della diocesi;- una grande sala polivalente sottostante la chiesa corredata di adeguato foyer, atta a congressi, convegni e manifestazioni sia religiose che civili.- Il complesso delle opere parrocchiali: uffici, sale di accoglienza, di catechesi, centro anziani, cappella per le celebrazioni feriali e abitazione dei sacerdoti.- uffici per la curia diocesana, resasi insufficiente e quasi irraggiungibile in via Arcivescovado- silos interrato sotto l’elegante sagrato per 140 auto e parcheggio al piano strada· - storica ciminiera ricuperata a memoriale del passato industriale del sito, e segno luminoso ascensionale.    
     Come potrà evincere dalla allegata documentazione,  il complesso, affidato alla perizia e valentia artistica dell’architetto ticinese di fama mondiale Mario Botta, si ergerà con la sua imponenza e austerità come cuore e riferimento della nuova area urbanizzata e sicura opera d’arte, testimone delle profonde mutazioni e aspirazioni della Torino di oggi.      
  
Torino, 15 settembre 2005
Sac. Giuseppe Trucco Parroco
e Legale Rappresentante